“La lingua perduta delle gru” di David Leavitt

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“La lingua perduta delle gru” di David Leavitt ed. @oscarmondadori •
Philip è un giovane newyorkese degli anni 80 che vive con l’amica Jerene e nasconde ai genitori la sua omosessualità. La madre, Rose, è una donna molto forte a cui manca però la capacità di guardare più a fondo nelle persone che ama. Il padre, Owen, è un insegnante apparentemente tranquillo. La vita dei due coniugi viene messa in subbuglio da Philip che, dopo l’ennesima storia d’amore finita male, fa coming out con i genitori. Le reazioni sono diverse e si scopre che Owen, anche egli omosessuale, ha sempre represso la sua sessualità, cercando di nascosto nei cinema, incontri fugaci.
La lingua perduta delle gru si riferisce al caso clinico di un bambino abbandonato che per giorni, chiuso da solo in casa nel suo lettino, ha avuto come unica compagnia le gru meccaniche del cantiere affianco, riproducendone i suoi e i movimenti. Il linguaggio dell’amore e della sessualità si esprime, secondo Leavitt, nella ricerca di una somiglianza, in una reciproca comprensione.
I temi di questo romanzo sono trattati in modo tagliente, ma delicato. È la storia di una famiglia americana in anticipo sui tempi, dove incomprensione e silenzi hanno stratificato muri creando distanze. Tre punti di vista su tre storie intrecciate di due generazioni comprimarie sul palcoscenico degli affetti, dell’intimità, della ricerca del proprio posto alla luce del sole.

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