“Un messaggio dagli spiriti” di Agatha Christie

“Un messaggio dagli spiriti” di Agatha Christie (The Sittaford Mistery) ed. Oscar Mondadori.

Nel mezzo della brughiera, durante una tempesta di neve, un gruppo di persone invitate per il tè a casa di due signore sudafricane, decidono di fare una seduta spiritica. Il gioco pomeridiano si trasforma presto in qualcosa di macabro. Lo spirito contattato dichiara la morte del Capitano Trevelyan. Il Maggiore Burnaby, suo amico e partecipante alla seduta medianica, sconvolto come tutti, va di persona a casa dell’amico per vedere se sta bene. Lo spirito aveva ragione: il Capitano è morto riverso in casa sua. L’ispettore Narracott indaga e accusa il nipote del colonello: James. Ma è stato davvero lui? La fidanzata dell’accusato, Emily, assieme a un giornalista, cercheranno di scoprire la verità.

La regina del giallo spezza un po’ delle sue comfort zone in questo romanzo, andando ad esplorare un paradigma parallelo da sempre vicino al giallo: l’occulto. Prestando una notevole penna ad una storia come questa non poteva che uscirne un capolavoro. Forse il minore tra quelli scritti da Christie, ma certamente splendente nella sua natura grezza. Le vere protagoniste sono le donne. Tutte. Ogni personaggio femminile ha una caratteristica delineata fuori dai cliché, spiccando sulla massa maschile quasi cieca verso la verità, incapace di vedere la oltre l’ovvio. Non manca la pennellata di rosa, dove l’amore e gli innamoramenti accompagnano i personaggi in una trama affilata e ben costruita nel depistare il lettore, portando ad una verità così fantasiosa che è quasi impossibile da indovinare. E sono sempre le donne a tenere in mano le redini della soluzione.
In piena epoca post edoardiana l’autrice ci regala anche dipinti di un’Inghilterra innevata e campagnola, cartoline di un tempo perduto che ci vengono consegnate da questa postina immortale. È un libro che consiglio di leggere sia prima che dopo Poirot e Marple. Consigliato se amate il mistero e… il freddo!

“L’Amante” di Marguerite Duras

“L’Amante” di Marguerite Duras – edizione @feltrinelli_editore •
Un libro che conosco a memoria. È “IL” libro. In assoluto.
Delta del Mekong, Indocina francese, la pianura degli uccelli tra Sadec e Vin Long. È il 1929. Marguerite ha 15 anni e mezzo. Sul traghetto incontra un ricco cinese molto più grande di lei. Con lui scoprirà il sesso e diventerà la sua amante. Si farà pagare, perché la famiglia di lei è povera. Una relazione clandestina non solo per la differenza di età, ma anche per la diversità razziale.

Ho già scritto di questo romanzo. Ho già scritto di Marguerite. Ho espresso quanto Duras sia per me una divinità totemica, il luminoso faro nelle mie nebbie, LA scrittrice DEL libro che ha dato uno scopo alle mie fragilità, alle mie aspirazioni.
È per Marguerite Duras che ho incanalato tutta la vita verso un obiettivo, se ho uno scopo nella vita. Ha saputo elevarmi. Senza conoscermi ha compiuto un miracoloso cambiamento nella mia esistenza con il potere della letteratura. Duras ha tutta la mia gratitudine. L’avrà sempre… “non potrò mai smetterla di ringraziarla. La ringrazierò sempre, fino alla morte”.

“Lo Straniero” di Albert Camus

“Lo straniero”’di Albert Camus edizione @libribompiani •
“Lo straniero” è la storia di Meursault, un uomo, piccolo impiegato, che vive ad Algeri (allora colonia francese) e che conduce un’esistenza chiusa in uno squallido conformismo. Quando l’anziana madre muore è privo di manifestazioni luttuose e, anzi, il giorno successivo va in spiaggia e poi al cinema assieme ad una donna che inizia a frequentare pur non amandola. A causa di situazioni accidentali, uccide un uomo locale: un arabo. Arrestato, e messo sotto accusa non cerca neppure di difendersi: viene processato e condannato a morte.

Opera prima di Camus, il quale indaga su chi sia Meursault, straniero a sè stesso, alla società e al luogo in cui vive: un assassino, un ribelle o la manifestazione dell’estraneità emotiva umana?
Pur non rivedendomi nelle passività assertive del protagonista, indubbiamente ognuno di noi ha avuto a che fare con situazioni di fronte alle quali la moralità e l’autenticità emotiva vengono meno. Meursault è il manifesto dell’inquietudine del vivere che non ha tempo, che affiora malevolmente a sorpresa, istigandoci a riflessioni feroci sul proprio Io, oppure a condannarci definitivamente all’inerzia, lasciandoci condurre dalla corrente degli eventi in un’immobilita che può essere fatale.

“Seta” di Alessandro Baricco

Seta di Alessandro Baricco edizione Universale Economica Feltrinelli.

Hervé Joncour è un mercante di bachi da seta. Una malattia uccide le larve sia in Europa che in Africa e l’uomo va in Giappone per acquistare nuove uova. Una volta giunto nel Sol Levante viene accolto al palazzo di Hara Kei. Lì incontra e si innamora di una giovane donna, ma Hervé ha una moglie a casa che lo attende: la dolce Hélène. Il protagonista compirà molti viaggi in Giappone, quando un giorno…

È un romanzo breve che ho amato e sul quale torno quando ho bisogno di una spinta romantica. Baricco ha una maestria riconosciuta anche fuori dai nostri confini, e non ha certo bisogno delle mie Lodi. Questo, a mio avviso, è il più bello dei suoi romanzi. Mescola l’amore in due scenari diversi: l’Europa, placida e consumata, e l’Oriente, misterioso e saggio al contempo.

La recensione uscirà a breve sul mio blog.

“La lingua perduta delle gru” di David Leavitt

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“La lingua perduta delle gru” di David Leavitt ed. @oscarmondadori •
Philip è un giovane newyorkese degli anni 80 che vive con l’amica Jerene e nasconde ai genitori la sua omosessualità. La madre, Rose, è una donna molto forte a cui manca però la capacità di guardare più a fondo nelle persone che ama. Il padre, Owen, è un insegnante apparentemente tranquillo. La vita dei due coniugi viene messa in subbuglio da Philip che, dopo l’ennesima storia d’amore finita male, fa coming out con i genitori. Le reazioni sono diverse e si scopre che Owen, anche egli omosessuale, ha sempre represso la sua sessualità, cercando di nascosto nei cinema, incontri fugaci.
La lingua perduta delle gru si riferisce al caso clinico di un bambino abbandonato che per giorni, chiuso da solo in casa nel suo lettino, ha avuto come unica compagnia le gru meccaniche del cantiere affianco, riproducendone i suoi e i movimenti. Il linguaggio dell’amore e della sessualità si esprime, secondo Leavitt, nella ricerca di una somiglianza, in una reciproca comprensione.
I temi di questo romanzo sono trattati in modo tagliente, ma delicato. È la storia di una famiglia americana in anticipo sui tempi, dove incomprensione e silenzi hanno stratificato muri creando distanze. Tre punti di vista su tre storie intrecciate di due generazioni comprimarie sul palcoscenico degli affetti, dell’intimità, della ricerca del proprio posto alla luce del sole.

IL DELTA DI VENERE di Anaïs Nin ed. Bompiani

“Il Delta di Venere” di Anaïs Nin – ed. Bompiani.

Se c’è una scrittrice che viene ricordata e dimenticata costantemente è proprio Anaïs. Icona erotica e colta del 1900, è conosciuta per la pubblicazione dei suoi scandalosi diari che percorrono gran parte della sua esistenza. Coraggiosa e pioniera, la sua penna è raffinata e ha educato alla sessualità molte generazioni.
“il Delta di Venere” è una raccolta di 15 racconti erotici che si dice siano stati commissionati da un anonimo signore negli anni 40 conosciuto come “il collezionista”. Pubblicato poi negli anni 70 fece scalpore per la sessualità descritta in modo esplicito e il punto di vista femminile con il quale vengono narrati.
I temi sono incentrati sui tabù sessuali che in alcuni casi resistono ancora oggi: infedeltà, omosessualità, voyeurismo, incesto.
Forti e conturbanti anche per il lettore moderno, esprimono perfettamente la padronanza non solo letteraria della Nin, ma anche la sua curiosità sul sesso e le sue sfumature.

FIABE NORVEGESI edizioni IPERBOREA

“Fiabe Norvegesi” edizione @iperborea •
Viaggiare in Norvegia 🇳🇴 Non nella realtà, ma in un universo parallelo presente in ogni luogo e in ogni popolo. Le favole, tramandate di generazione in generazione consolidano la fantasia tramutandola in mito e costruiscono nel tempo il folklore e l’identità di regni, nazioni e imperi.
In fiabe norvegesi il paesaggio è quello che immaginate o che avete visto visitandolo: montagne, foreste di betulle e fiordi, ma aggiungete spazi ampi e deserti, lande sconfinate, e boschi d’oro e argento. Terra, ma anche acqua. Mari impetuosi sorvolati da venti nati al polo nord che migrano sulle terre più prossime.
Luoghi mescolati tra sogno e realtà abitato da giganti, troll, mostri marini, draghi. E non mancano gli animali come lupi, salmoni e cavalli. I protagonisti vivono grandi avventure toccate dalla magia, con nemici epici da affrontare e uno scopo da raggiungere nello stile primario e cognitivo che rende univoca la formula della fiaba.
Dodici storie appassionanti riccamente illustrate da @videlart_illustration (Vincenzo Del Vecchio) per tornare bambini, per coccolare la fantasia e per visitare una Norvegia scaturita dalle menti di narratori lontani nel tempo.
Perfetto libro #altrisettentrioni hashtag creato da @internostorie che mi ha avvicinato a questa casa editrice e fatto scoprire la raffinatezza della letteratura nordica.

“I sette pilatri della saggezza” di T. E. Lawrence – ed. Barbera Editore

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Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto come Lawrence d’Arabia, fu militare, spia, accademico, archeologo e scrittore britannico.
Figura leggendaria, forse davvero come dicono, l’ultimo eroe romantico della Storia, in questo libro ha lasciato una testimonianza scritta di un tempo e di un luogo che ha cambiato gli assetti del mondo odierno.
I Sette Pilastri Della Saggezza è uno di quei testi che amo definire “prismatici”. Libro testimonianza, come dicevo, della rivolta araba contro l’Impero Ottomano tra il 1916 e il 1918, ma anche diario intimo del grande Lawrence, breviario di riflessioni, testo di milizia e strategia.
Il titolo viene da un verso della Bibbia :”La sapienza ha costruito la sua casa e vi ha scavato i suoi sette pilastri”.
Un romanzo che viaggia sotto copertura di un’autobiografia. Così fu definito da Charles Hill, un diplomatico britannico.
Io credo sia l’esatto opposto.
In una Penisola Araba ancora frammentata di tribù, fra dune e rocce, nel deserto del Wadi Rum, il compito che l’Impero Britannico diede a Lawrence fu quello di convincere i capi arabi (Faysal e ʿAbd Allāh) a coordinare i loro sforzi per sostenere la strategia britannica e cacciare indietro l’avanza ottomana. Amato e rispettato dalle tribù, costruì un vero e proprio esercito, e grazie ad azioni congiunte, strategia e coraggio, riuscì a mettere in resa i turchi.
La Gran Bretagna però voltò le spalle alle popolazioni arabe, non dando loro l’indipendenza, e spartendo i territori con la Francia.
Ritirato a vita privata, inizierà la stesura del libro che rimaneggerà più volte.
Un testo di memorie poetico e affatto noioso, con una vena di erotismo che permea le tante avventure e azioni belliche. Un viaggio nel deserto che svela almeno in parte un po’ del Lawrence privato, oltre che a quello militare.
Il libro ha per un inizio un poema dedicatorio al giovane assistente Selim Ahmed e del quale, si dice, Lawrence fosse innamorato
“Ti amai, e così attrassi queste maree di uomini nelle mie mani
E scrissi le mie volontà
Per tutto il cielo e le stelle
Per procurarti la libertà”