La Natura Esposta di Erri De Luca

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“La natura esposta” di @errideluca_ edizione Universale Economica Feltrinelli – anno 2016.

Un uomo, scultore, che vive vicino a un passo di montagna e che porta oltre confine i clandestini, viene incaricato dalla Chiesa di restaurare un Cristo in marmo, opera di un artista dei primi del Novecento. Questa statua del Cristo, originariamente ritratto nudo, è stata successivamente ritoccata da altra mano che ne ha coperto il sesso. L’uomo accetta il lavoro e si sposta dalla montagna al mare. Nel frattempo, nella sua vita entra una donna misteriosa e affascinante, che gli chiede di poter compiere il viaggio sulle montagne, come i clandestini. “La natura esposta” è un libro che corre su due piani: la vicenda dell’uomo e quella della statua.
La natura del Cristo che deve essere esposta è simbolo dell’umanità del Salvatore.
Il sesso maschile che per antonomasia è esposizione, slancio verso l’esterno, alla vista, è simbolo di rinascita, tratto di unione tra Dio e Adamo. Un libro che mescola teologia e carnalità, dove la presenza adamitica è sentita nelle forme del marmo come nel corpo del protagonista. Permeato di erotismo, ipnotico, forse un romanzo diverso da quelli a cui De Luca ci ha abituati. Intenso e vigoroso, poetico e lucido. Un romanzo che ho consigliato spesso e per questo sono stato ringraziato.

Sacre Famiglie – due atti unici di Daniele Falleri

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“Sacre Famiglie – due atti unici” di @danielefalleri – edizione Titivillus.

Questo libro contiene due drammaturgie del regista e autore Daniele Falleri:
“A fuoco lento” – Un padre da poco in pensione e suo figlio si ritrovano nella casa sul lago per dirsi addio per sempre. Ma segreti e rancori mai rivelati prima muteranno radicalmente le loro intenzioni.
“Il topo nel cortile” – Gianna scopre che la figlia Samantha di sedici anni, muta, è incinta. Dopo un iniziale sconforto, la donna raccoglie le forze e decide di risolvere la questione a modo suo. Ma la rivelazione della vera identità del padre del bambino sconvolgerà drammaticamente i suoi piani.
Dei due, Il topo nel cortile, è stato messo in scena dallo stesso Falleri, con @elenarusso.it nel ruolo di Gianna, @lauraadriani nel ruolo di Samantha, @ast_48 nel ruolo di Christian e @massimo.poggio in quello del padre Aldo.
Due testi incentrati sui rapporti famigliari, delle tensioni tra genitori e figli, magnificamente consolidati nei dialoghi dei personaggi grazie a una metrica moderna e ritmata.
L’autore scandaglia nei meandri più cupi della famiglia per portare sul palcoscenico le ombre che si nascondono dentro le mura domestiche.
Leggendo Il topo nel cortile, il lettore verrà catapultato in una serie di eventi impensati che verranno svelati grazie a un susseguirsi di colpi di scena magistrali.
Il testo ha vinto numerosi premi tra cui il 1^ posto al PREMIO SCRITTURA TEATRALE FÀRÀ NUME nel 2017.

NEI MARI ESTREMI di Lalla Romano

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“Nei mari estremi” di Lalla Romano – edizioni @einaudieditore
Titolo desunto da una fiaba Andersen che a sua volta lo ha ripreso dal salmo 138 della Bibbia, dove il protagonista in difficoltà tra le nevi artiche sente che «Dio era con lui… pur nei mari estremi».

Diviso in due parti “4 anni” e “4 mesi” racconta nella prima parte l’innamoramento e il fidanzamento con Innocenzo Monti e nella seconda la malattia del marito e la sua morte.
Libro aforistico che traccia però una narrazione lineare e complessa, l’inizio e la fine della vita della scrittrice con il marito. I mari estremi, appunto. Le parti di confine di un’amore durato decenni.
Nel confitto sentimento che ha accompagnato la coppia si vivono i due saluti come una conversazione intima che taglia di trancio lo svolgimento della trama, per concentrarsi sui due aspetti dell’incontro tra due persone. Il benvenuto e l’addio. La morte e l’amore, il riconoscimento del bene e la fine di un’esistenza vengono tracciate in questi paragrafi brevi, evidenziando come, con la giusta mano, tanti micro-racconti possano nell’insieme dare un quadro completo di un’intera vicenda. Amo definire questo libro un puzzle fatto da molte tessere che solo a lettura terminata comporrà il suo disegno d’insieme negli occhi del lettore.
Portando straordinariamente lo stesso cognome, mi sento legato a questa autrice poliedrica e multiforme in modo viscerale, apprezzandone la prosa inusuale che fu stimata da Eugenio Montale (responsabile, tra l’altro, del suo esordio come poetessa) e da Pasolini che amò la sua prosa dal linguaggio incisivo ed efficace.
In questa edizione sono presenti bellissimi appunti della Romano nella sezione Minima Mortalia e una Appendice Bibliografica ben fatta. Da aggiungere anche la presenza della prefazione di Paolo Di Paolo, che introduce artista e opera in modo squisito.

KITCHEN di Banana Yoshimoto

“Kitchen” di Banana Yoshimoto – edizione Universale Economica Feltrinelli. Anno 1988.

Mikage è una ragazza giapponese che resta sola al mondo dopo la morte della adorata nonna. Passa così i suoi giorni in cucina, luogo che ama di più, vegetando. Grazie all’incontro con il giovane Yūichi scoprirà una nuova forma di famiglia anche con l’aiuto del di lui padre: Eriko, bellissima transessuale. Nella protagonista si riaccenderà la passione per la cucina che rappresenta il luogo dove si prepara il cibo, risorsa basilare della vita, e dove ci si riunisce per consumarlo. Questa stanza, laboratorio domestico capace di trasformare il semplice cibo in pietanze, riaprirà il cuore e la speranza in Mikage.
I temi toccati da questo libro sono la solitudine, la transessualità, la morte e la cucina come arte di trasmutazione, condivisione e benessere.
Caso esploso in Italia negli anni ‘90, Yoshimoto con questo libro si impone come autrice internazionale. In questa edizione sono presenti anche altri due racconti: Plenilunio (Kitchen2) e Moonlight Shadow, racconto breve e tesi di laurea dell’autrice, toccante narrazione sulla morte e sull’elaborazione del lutto.
Gli elementi chiave sono tutti di tradizione nipponica, fotografia chiara di un Sol Levante tra moderno e antico. Scrittura semplice eppure dotata di grande forza emotiva, avvicina i lettori occidentali a questa autrice giapponese che apre il mondo segreto di un oriente tanto noto quanto sconosciuto.
Kitchen è un piccolo gioiello cult per la mia generazione, che riqualifica la cucina non a luogo di lavoro dei grandi chef, ma a cuore pulsante della casa, posto magico che dona profumi e sapori, alleviando attraverso la nutrizione fisica i dolori emotivi e le traversie dell’esistenza.
Banana Yoshimoto è una grande autrice che nel corso di questi vent’anni ha prodotto una grande quantità di testi interessanti che vi spingo a conoscere.

NON ORA NON QUI di Erri De Luca

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“Non ora, non qui” di @errideluca_ edizione Universale Economica Feltrinelli. Anno di uscita 1989. “Non ora, non qui” è il romanzo di esordio del maestro De Luca, dove è già presente la cifra stilistica che lo farà amare dai lettori e i temi dell’universo narrativo dell’autore.
I piani temporali sfuggono e si rincorrono come quelli dimensionali: luoghi e momenti che si intrecciano, tra i ricordi e il sogno, in un immaginario incontro dove l’uomo (ormai anziano) verrà visto dalla madre morire, evocando l’immagine da una fotografia della madre ferma davanti ad un autobus.
Frugando fra gli oggetti del padre, De Luca ridisegna e traccia il suo passato, in maniera nostalgica dove ritrovare un locus amenous.
In questo cammino senza destinazione, con un poderoso senso cogitabondo, Erri De Luca volteggia in una narrazione paratattica dal forte sapore poetico, alternando i registri e cesellando gli andirivieni temporali con parole dialettali e figure retoriche magistrali. Un antiromanzo moderno che diventa la firma stessa di De Luca, dove l’azione cede il passo alle riflessioni che diventano uniche protagoniste del libro.
E l’obiettivo è il ricordo, la ricerca della felicità, se non perduta, nascosta sotto anni di distanze misurabili in anni e chilometri.
Sicuramente il De Luca più rappresentativo nella mia libreria, quello che uso per riconciliarmi alla lettura e alla scrittura. Meno di cento pagine di purissima emozione che consiglio di leggere assolutamente.

COLAZIONE DA TIFFANY di Truman Capote – Garzanti

“Colazione da Tiffany” di Truman Capote edizione @garzantilibri – titolo originale “Breakfast at Tiffany’s”
Romanzo noto grazie alla sua trasposizione cinematografica, vincitrice di due Oscar con Audrey Hepburn e Mickey Rooney. Sì è detto tutto del film e poco forse del romanzo. Le differenze tra le due Holly Golightly sono moltissime.
La Holly letteraria è molto più spregiudicata e sicura di sé, e più importante tra tutte sta nel finale, qui meno romantico, ma più avventuroso.
La frase che dà nome al romanzo viene dalle spiegazioni di Holly sulle sue paturnie e come superarle (con il suo caffè americano e la danish-pastry nel film):
[…] Se riuscissi a trovare un posto vero e concreto dove abitare che mi desse le stesse sensazioni di Tiffany, allora comprerei un po’ di mobili e darei un nome al gatto.”
Donna volitiva e generosa, che ha preso la vita per se stessa soltanto e si lancia nelle situazioni senza pensare alle conseguenze, è secondo me uno tra i migliori personaggi femminili che una penna abbia mai creato. Capote ha una scrittura incisiva, che non si perde il fronzoli, dedicando ogni energia alla storia. Un libro meraviglioso che si legge in fretta come un sorso di Martini in estate.
NB: sì, la mia cagnolina si chiama HOLLY, in onore alla protagonista di questo romanzo!

LA MIA AFRICA di Karen Blixen – Feltrinelli

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“LA MI AFRICA” di Karen Blixen – edizione Unjcersale Economica Feltrinelli. Titolo originale: “Den afrikanske farm” (la fattoria africana n.d.t.)
“In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong.”
Pubblicato per la prima volta nel 1937, questo romanzo-autobiografia è stata velocemente tradotta in molte longue, divenendo uno dei più amati “classici-moderni” di tutti i tempi.
Il romanzo ripercorre la vita della Blixen tra il 1914 e il 1931 quando, assieme al marito, possedeva una fattoria in Kenia vicino Nairobi.
Il matrimonio era un accordo sociale e di reciproca convivenza. Lei ricca ed economicamente forte, lui aristocratico e che titola così Karen a baronessa. Ciò nonostante Blixen nutrirà lentamente un dolce sentimento per il marito.
Quest’ultimo però preferirà passare il tempo dedicandosi alla caccia grossa e praticamente lascerà a Karen la responsabilità della gestione della fattoria che basa la sua produzione maggiore sulle piantagioni di caffè.
Attorno ai possedimenti vivono e lavorano al servizio della baronessa un’etnia locale: i Kikuyu.

Karen legherà con quelle terre e con le popolazioni locali (Masai e Somali) e prenderà a cuore i Kikuyu ai quali impartirà lezioni per istruirli in una scuola serale da lei presieduta.
Nel romanzo si ripercorrono gli eventi di quel periodo, le sfide contro una natura selvaggia e le autorità politiche coloniali, svelando lentamente il grande amore della scrittrice per le popolazioni africane.
Nello scorrere degli eventi Karen si innamorerà anche di Denys Finch Hatton, con chi vivrà una relazione sentimentale mai veramente esplicitata nel testo, ma non per questo fa perdere di impatto emotivo, magnetizzando il lettore sulla purezza di un sentimento sbocciato nelle savane.
Il tema centrale è nell’amore di Blixen per il popolo Kikuyu letto anche attraverso la figura di Kamante, un ragazzo indigeno che Blixen fa diventare suo braccio destro e il rapporto idilliaco con la natura africana è simboleggiato soprattutto da Lulu, un’antilope addomesticata da Blixen.
Un romanzo meraviglioso da leggere e rileggere.

SILLABE DI SETA di Emily Dickinson- Feltrinelli/Classici

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“SILLABE DI SETA” di Emily Dickinson – edito da @feltrinelli_editore collana Universale Economica Feltrinelli/Classici.
Di Emily bisognerebbe parlarne sempre. Oggi più che mai. Non solo della sua qualità come poetessa, ma della sua vita così poco ortodossa. Niente feste o mondanità. Forse la prima hikikomori della storia.
“Sarei più sola
Senza la solitudine –
Mi è talmente familiare il mio Destino[…]”
Si autorecluse nella sua stanza nel 1870. Non uscirà mai più.
Poetessa sorprendente, lettrice vorace, prigioniera. Sono questi gli ingredienti che hanno contributo a creare la leggenda della poetessa americana. Basterebbero, però, le sue poesie per costruire il suo mito. Al momento della sua morte la sorella scopre nella camera di Emily diverse centinaia di poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo contenuti tutti in un raccoglitore. Prima della sua morte erano stati pubblicati solo sette testi, con varie modifiche apportate dagli editori.
Le poesie di Emily hanno una natura quasi mistica, inquieta e leggiadra.
I versi enigmatici, smagriti dalla pomposità ottocentesca, non si possono spiegare. Vanno letti e assaporati come un boccone delizioso quando si ha fame, un sorso d’acqua nell’arsura estiva, un fuoco al quale scaldarsi nelle tormente in pieno inverno.
Leggere in questo momento storico le poesie di Emily Dickinson è essenziale per raggiungere quanto più possibile lo stato emotivo che le apparteneva.
Permettendomi di citare la prefazione, vi ritroverete tutti quanti nella frase che segue:
“Sono interminabili le giornate per chi sta sempre a casa. Sono interminabili e scandite dal buio e dalla luce.” Leggere Emily Dickinson in ogni modo, in ordine sparso o con obbedienza all’indice con cui viene proposto in questo testo a cura di Barbara Lanati, per sentirsi più in comunione con la scelta di questa straordinaria poetessa di escludersi dal mondo e alla vista, in un prigione domestica dove operare per lasciare al mondo tanta bellezza da ricordarsene in eterno.
Nella foto:
Copertina del libro;
Emily Dickinson.

Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri – Mondadori

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Morgana
di @michimurgia e @chiaratagliaferri – edito da @librimondadori
Due donne ne prendono dieci. Anzi, 12. E le raccontano su un podcast.
Fanno uscire un libro e diventa un successo.
Un gruppo di donne sotto il titolo della leggendaria figura di fata Morgana, tutte ribelli a modo loro, che hanno ispirato generazioni.
Non sono accumunate dalle loro professioni (si comincia con una porno star e si va alla cantante, passando dalle scrittrici alla stilista che ha definito il punk), ma dall’audacia aver saputo sfidare la società e il costume del loro tempo.
Non sempre belle, non sempre caute, ma eroine a modo loro.
Non sono donne che si sentono in concorrenza con gli uomini, semplicemente perché ritengono di doversi misurare innanzitutto con se stesse e con il mondo. E questo le trasforma in Morgane, donne scomode a chi lo vorrebbe prigioniere e domate.

Ho raggiunto questo libro dopo aver ascoltato il podcast sulle sorelle Brontë di cui ho una venerazione. E per leggere delle tre mi sono ritrovato altre nove donne che conoscevo per fama, acquisendo nuove informazioni sulle loro vite e sulla qualità dell’eredità che ci hanno lasciato.
Moana Pozzi, Caterina da Siena, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramović, Shirley Temple, Vivienne Westwood e Zaha Hadid.
Che lo leggiate saltando da una protagonista all’altra o seguendo l’indice ordinatamente, attraverserete una galleria di personalità diverse e magiche in qualche modo. Protette da un femminino non delicato o che chieda di essere salvato, ma da una indomita sete di provvedere a se stesse e di non essere in debito con nessuno. Neppure con l’amore.
UTILE per gli uomini che ancora tentennano davanti alla figura di una donna che non necessita di un uomo per stare al mondo!

Non mi trovo d’accordo sull’analisi di Anne Brontë, che non avrà avuto il dono della potenza narrativa delle sorelle, ma ha scritto un romanzo dal granitico sapore femminista, ancora oggi molto attuale. Sotto LA SIGNORA DI WILDFELL HALL, sotto le trine e le cuffiette, tra le tazze di tè e le buone maniera c’è una Morgana!

NB: le storie di Morgana continuano su https://storielibere.fm/morgana/